Santuario Dell'Addolorata - Rho

Cappella del Sacro Cuore

Cappella di San Giovanni

Cappella di San Giorgio

Visita il Gesiolo

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L'affresco

I sette dolori della Vergine

La cappella di San Giuseppe

La cappella di San Giorgio

Altare, Leggio e Sede

La navata centrale

Il Gesiolo

Sacro cuore di Gesù - Olio su tela

San Carlo Borromeo - Andrea Lanzani (1684 ) - Olio su tela

Cappella di San Carlo

Introduzione al Gesiolo

Foto dell'affresco del Gesiolo

Fotografie del Gesiolo

Soffitto affrescato all'ingresso

Gesù che cade portando la croce

Gesù nel tempio

Gesù in croce

La deposizione dalla croce

La fuga in Egitto

La profezia di Simeone

Fotografia del Presepe

San Giorgio e il Drago - Olio su tela di Giovanni Ambrogio Figino (1586)

“Il riposo dalla fuga in Egitto” - Camillo Procaccini (~1603) - Olio su tela

Stemma Araldico della famiglia Simonetta

Stemma Araldico della famiglia Simonetta

REFUGIUM PECCATORUM CONSOLATRIX AFFLICTORUM

La Croce

Vergine con il Bambino - Artista e epoca sconosciuti - Olio su tela

Gli Organi del Santuario

L'allegoria della Chiesa

Cappella dell'Immacolata

Cappella di Sant' Ambrogio

Cappella di Sant'Anna

Il Santuario-Basilica

I Padri Oblati Missionari

L'affresco dell'Addolorata - DeepZoom

Vista Aerea - Drone

Il Presepio del Santuario di Rho

Storia e significato della croce di Leone Xlll

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L'affresco

L’affresco ritrae uno dei temi più ricorrenti dell’arte sacra cristiana: la Pietà. Cristo, deposto dalla croce, si trova tra le braccia della Vergine, la quale contempla “lacrimosa” il corpo del figlio.

L’opera era inserita in un gesiolo, cioè un piccolo oratorio campestre, risalente al 1522. Questi doveva trovarsi di fronte alla strada che conduce a Lainate, lungo uno dei tratti antichi del Sempione, oggi Corso Europa. A seguito del “Miracolo della Lacrimazione di Sangue”, avvenuto il 24 aprile 1583, iniziò la costruzione del santuario, il quale inglobò progressivamente la piccola cappella. Già nel 1589, cinque anni dopo la posa della prima pietra da parte di Carlo Borromeo, l’abside del santuario era quasi ultimato e fu possibile portare l’affresco sull’altare superiore, così da permetterne la venerazione ai pellegrini, sempre più numerosi. Il successore di San Carlo, Gaspare Visconti, coadiuvato dal vescovo Federico Borromeo, per accelerare la riuscita del cantiere decise di estrarre l’affresco con la tecnica dello “stacco a massello”: questa pratica richiede molto meno tempo della “tecnica a strappo” ma è molto più invasiva. Infatti, osservando l’affresco, si possono notare delle figure ai lati, solo parzialmente visibili. Erano personaggi che compartecipavano al compianto di Cristo ma sono andati perduti in quanto, con lo “stacco a massello” si preleva solo la porzione di muro interessata.

I restauri degli anni Novanta hanno rivelato che lo sfondo, coperto di nero nel XVII secolo, ricrea la campagna che circondava il gesiolo all’epoca del miracolo. Oggi, sebbene necessiti ulteriori restauri, “l’affresco miracoloso” richiama migliaia di pellegrini che, ogni anno, vengono ad ammirare e soprattutto a venerare quest’opera del Rinascimento italiano.
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La cappella di San Giorgio

La porzione sinistra del transetto custodisce, alla sua estremità, la cappella di San Giorgio, la seconda per antichità.
La decorazione dell’altare venne affidata, intorno al 1614, a Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, pittore lombardo del periodo controriformista. Egli realizzò il ciclo di affreschi ritraenti l’agiografia di San Giorgio, con un particolare gusto barocco, influenzato dalla sua formazione a Roma. In particolare, si segnala la presenza di un trompe-l'oeil sul lato sinistro della cappella: nella scena, rappresentante l’episodio “San Giorgio obbligato a pregare gli déi pagani”, si può osservare un soldato che, spaventato dal terremoto causato dal santo, sembra stia cadendo dalla cornice dell’affresco.
Al centro della cappella è presente una pala rappresentante “San Giorgio e il Drago” di Ambrogio Figino, pittore manierista del panorama lombardo.
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Sacro cuore di Gesù - Olio su tela

San Carlo Borromeo - Andrea Lanzani (1684 ) - Olio su tela

La tela richiama stilisticamente la pittura romana del Seicento e raffigura al centro il Santo che comunica un anziano appestato, celebrato già dai contemporanei per il suo realismo, mentre in primo piano un bambino si aggrappa al cadavere della madre e un chierico alle spalle del Santo si tura il naso con un fazzoletto; il tema drammatico della morte contrasta con la serenità dell'arcivescovo, additato dal bellissimo angelo che squarcia le nubi da cui si diparte il fascio di luce che illumina il volto.
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Foto dell'affresco del Gesiolo

Gesù che cade portando la croce

Gesù nel tempio

Gesù in croce

La fuga in Egitto

La profezia di Simeone

Fotografia del Presepe

San Giorgio e il Drago - Olio su tela di Giovanni Ambrogio Figino (1586)

Edificata sul finire del 1586 ed esposta sull'altare nel 1606, la pala raffigurante San Giorgio e il drago è opera di Giovanni Ambrogio Figino (1548 - 1608), ha i caratteri peculiari della sua fase artistica, conl'uso di colori freddi e un appiattimento bidimensionale dei soggetti tipico di un manierismo artificioso e antinaturalistico.

“Il riposo dalla fuga in Egitto” - Camillo Procaccini (~1603) - Olio su tela

La scena rappresenta Maria, vestita in voluminosi abiti con i colori simbolici della tradizione, che regge in braccio Gesù bambino, al quale San Giuseppe sta porgendo un frutto.
Eseguita intorno al 1603, la pala mostra il gusto manieristico-barocco che, lentamente, si stava diffondendo nel nord Italia, grazie anche alla presenza delle grandi committenze ecclesiastiche, come la curia milanese.

Stemma Araldico della famiglia Simonetta

Stemma Araldico della famiglia Simonetta

REFUGIUM PECCATORUM CONSOLATRIX AFFLICTORUM

La Croce

Vergine con il Bambino - Artista e epoca sconosciuti - Olio su tela

La tela raffigura la Vergine con il Bambino, colta in un gesto intimo e materno che mette in risalto l’umanità di Maria e la tenerezza del rapporto con Gesù. Una schiera di angeli si affaccia dall’ombra, quasi a rivelare lo svelarsi del mistero dell’Incarnazione.

I colori simbolici – il rosso della veste, segno di amore e sacrificio, e il verde del manto, attributo di speranza e vita – guidano la lettura spirituale dell’opera. La scena, sospesa tra tardo Rinascimento e primo Barocco, invita i fedeli a meditare sulla maternità divina e sull’amore di Maria, che accoglie e offre il Figlio per la salvezza dell’umanità.

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L'affresco dell'Addolorata - DeepZoom

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